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Enna e Caltanissetta verso un’unica azienda sanitaria

Enna e Caltanissetta verso un’unica azienda sanitaria
di Massimo Greco


È oramai un dato di fatto che nel nuovo assetto del Sistema Sanitario Nazionale, così come è andato evolvendo a seguito dell’aziendalizzazione introdotta negli anni ‘90, le Regioni hanno acquisito un ruolo sempre più rilevante. Sia dal punto di vista istituzionale, posto che l’assetto del sistema sanitario regionale e gli strumenti della governance sono in mano alle Regioni, sia dal punto di vista economico, essendo demandata alla Regione la gestione responsabile delle risorse finanziarie. In Sicilia l’ultima riforma strutturale del sistema sanitario risale al Governo Lombardo e in quella occasione il legislatore regionale tentò di razionalizzare il sistema attraverso accorpamenti e fusioni in grado di frenare lo sperpero di risorse finanziarie. Sul fronte dell’organizzazione ospedaliera alcuni risultati si sono raggiunti ma sul fronte della medicina territoriale e sulla correlata necessità d’intrecciare il rapporto “ospedale-territorio” il fallimento delle politiche regionali è evidente. Ma è con l’arrivo inaspettato della pandemia che il sistema sanitario regionale ha manifestato i problemi più grossi, non riuscendo più ad assicurare qualità e adeguatezza delle prestazioni sanitarie nonostante i fiumi di risorse finanziarie che ancora oggi continuano ad arrivare. Ed è su quest’ultimo aspetto che s’innesta la polemica sollevata dal Sindaco di Caltanissetta Gambino, determinato a chiedere spiegazioni sulla paventata riorganizzazione delle struttura sanitarie siciliane che vedrebbero l’ospedale di Caltanissetta accorpato a quello di Enna sotto un’unica regia aziendale. Ed ecco che arriva puntuale “a prescindere” la levata degli scudi senza neanche tentare di fare una riflessione seria sul trifasico rapporto tra proporzionalità dei servizi sanitari, spesa pubblica e difesa delle aree interne e centrali. Occorre ricordare ai Sindaci che si ostinano a pretendere “l’ospedaletto sotto casa” che i voti dei cittadini si conquistano assicurando qualità delle prestazioni sanitarie. Non serve a nessuno vantarsi di avere un ospedale nel proprio territorio senza adeguati livelli di prestazione, facendo finta di non sapere che la mobilità sanitaria verso i poli d’eccellenza è fisiologica. Ma vi è di più, se per il perseguimento dei medesimi interessi pubblici alla cui cura è preposto il S.S.R, è bastevole una diversa organizzazione aziendale in rapporto ai territori di riferimento, il decisore pubblico regionale deve prenderne atto, introducendo i necessari correttivi pena la violazione dell’art. 53 della Costituzione in forza del quale “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”. Mantenere un sistema pubblico regionale elefantiaco e sproporzionato finisce infatti per gravare sulla fiscalità generale che, occorre qui ricordare, non viene alimentata dai marziani.

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