giovedì , Maggio 23 2024

Politica: la più alta forma di solidarietà

Politica: la più alta forma di solidarietà
Identikit dei candidati
di Salvatore Agueci


Non sono a oggi né candidato né attivista partitico, per questo ciò che sto scrivendo non ha scopi personalistici, né di arrivismo sociale. In quanto cittadino, però, mi sento parte integrante di una collettività della quale non posso fare a meno di occuparmi, per questo non trascuro la “politica” e ho interesse per il bene di tutti e per chi l’amministra; il territorio nel quale vivo è prioritario.
Mi rivolgo, a tale scopo, a chi ha scelto di candidarsi ed entrare nell’agone politico. Prima di dare la vostra disponibilità avreste dovuto conoscere bene l’ambiente nel quale vivete, quali sono i bisogni dei cittadini, quali i mezzi a vostra disposizione per contrastare tutte le criticità che emergono quotidianamente. Se non li conoscete e non avete il desiderio di venire incontro a queste urgenze, smettetela immediatamente di prendere in giro i cittadini.
La prima condizione per mettersi a servizio è amare e conoscere il territorio e l’animo umano, ma a questo deve aggiungersi un presupposto soggettivo che è quello di sentirsi parte di un tutto, di una comunità che mi appartiene come se fosse una famiglia allargata.
Non usate il consesso comunale, regionale o di altro genere per il proprio tornaconto, come se fosse un’opportunità di lavoro, per lucrare, servendosi dei vantaggi comuni, ma dopo essersi immersi nel mondo del lavoro, portate le vostre competenze a servizio di tutti, allora il vostro contributo diventerà prezioso e utile ai cittadini. La vostra sia una missione (non limitata al periodo elettorale e del mandato) fatta con una scelta libera e convinta, dettata dalla ragione (e non, come spesso avviene, dall’ignoranza) e da una ponderata riflessione, poiché la politica è la più nobile delle attività e non dell’imbroglio. «Cercate di promettere – affermava Alcide De Gasperi – un po’ meno di quello che pensate di realizzare se vinceste le elezioni».
Gli uomini politici dovranno servirsi di un’abile dialettica. Plutarco, che può definirsi il padre della politica, indica, tra le qualità che bisogna avere per imparare i principi dominanti della realtà, la conoscenza della filosofia, ossia la cultura degli aspetti fondamentali della vita. Conoscere la filosofia vuol dire avere una visione ampia e profonda delle cose, e come scrive Mario Scaffidi Abbate, «significa equilibrio, serenità e obiettività di giudizio, rispetto delle idee altrui, nella convinzione che la vita umana è un gioco dialettico, in cui le contrapposizioni sono necessarie alla conoscenza e al progresso della vita stessa». A ciò dovrà aggiungersi una corretta moralità, non mai disgiunta da una coerente religiosità per guardare il mondo sotto l’aspetto sacro e con gli occhi di Dio. Ogni uomo è, infatti, alle dipendenze di un Essere Supremo e di ciò che il mondo chiede e si aspetta da ogni creatura umana. Diceva San Paolo VI che «La politica è la forma più alta di carità». E Chiara Lubich, affermava: «La scelta dell’impegno politico è un atto d’amore».
Una volta eletti non dimenticatevi di chi vi ha scelti, anzi il vostro servizio sia allargato a tutta la cittadinanza perché da quel momento siete rappresentanti del popolo. Il vostro incontro e dialogo sia un metodo quotidiano per ascoltare i bisogni, le sofferenze dei cittadini, ma anche per ricevere consigli da chi, pur non candidandosi, è in grado di darveli abbondantemente, vuoi per l’esperienza acquisita, vuoi per la loro conoscenza sociale e politica. Ogni giorno dedicate un momento a un quartiere per ascoltare, dalla viva voce delle persone, ciò di cui necessitano maggiormente, ma anche per prendere un caffè assieme e vedervi fisicamente presenti, nella veste di chi li sta amministrando. E quando c’è da discutere o stabilire qualcosa, interpellateli, per farli sentire, con voi, cittadini attivi del consesso di cui fate parte. Siate coerenti con voi stessi e con il mandato ricevuto, senza essere «canne sbattute dal vento», cambiando partito per convenienza (possibilmente all’indomani del voto) o esprimendo le vostre preferenze senza convinzione.
Tra i valori che ogni politico dovrà difendere e a cui aspirare vi sono la giustizia, la famiglia, la vita umana, la formazione umana e culturale, le virtù umane e sociali, la fratellanza, la solidarietà, la sanità, il bene comune, ecc… Al Centro, poiché rimane sempre il fine di ogni azione, ci sia l’uomo: non sia mai strumentalizzato e riconosciuto come un oggetto, alla pari di un soprammobile, ma soggetto primario della società e del cosmo.
Rivolgendomi ai cittadini dico di prendere parte attiva allo sviluppo della vostra città. Al momento della scelta dei candidati, ma anche durante il loro mandato, recatevi alle urne, sentendovi responsabili e maturi. L’indifferenza, il qualunquismo, il menefreghismo, la stanchezza, l’astensionismo non vi avvolgano fino al punto da sentirvi inutili: lo sarete se non vi lascerete coinvolgere e se lascerete che altri facciano quello che non volete o non avete espresso.
Per concludere mi rifaccio a un’espressione di Don Lorenzo Milani: «Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia».
(foto SKY Tg24)

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