lunedì , Aprile 15 2024

Nicosia: La Casazza e le sue ombre

Cala il sipario sulla edizione del 2024 della Casazza di Nicosia. Certamente questa manifestazione ha un importante valore per la comunità nicosiana che l’ha riscoperta grazie alle ricerche condotte da Giovanni D’Urso e Salvatore Lo Pinzino, ed è forse proprio per tutelare l’importanza della manifestazione e l’impegno di chi ha fatto riscoprire il tutto, che bisogna parlare delle ombre che di edizione in edizione si sono addensate sull’organizzazione e che magari, risolvendole, potrebbero portare la manifestazione ad essere realmente un bene comune.

L’ombra che di edizione in edizione si è sempre ripetuta è il fatto che non si sia mai data ampia pubblicità ad un consuntivo della manifestazione. E non si comprende come mai, soprattutto il tanto attivo (forse anche un po’ troppo a sproposito) gruppo di promozione e marketing sia da un lato molto attento nella promozione dell’evento, letteralmente spammando in lungo e in largo (ecco lo sproposito) la pubblicità di esso, ma per una completa visione di tutto non abbia mai spammato con uguale foga un resoconto dettagliato delle spese e delle entrate. Anche perché tutti i figuranti della Casazza offrono gratuitamente il proprio tempo e quindi sarebbe anche un atto di rispetto nei loro confronti sapere che cosa ne è, ad esempio, dei ricavati del biglietto che viene pagato, anche dai parenti più stretti degli stessi figuranti, e che rappresenta, visti i numeri dichiarati, un importante introito per l’organizzazione (introito che per una percentuale schiacciante viene fornito dagli stessi parenti e amici dei figuranti).
Quest’anno, inoltre, si sono estesi i turni anche al mattino per coinvolgere le scuole. Scelta che potrebbe essere vista come qualcosa di positivo per coinvolgere la popolazione studentesca ma che lascia un profondo amaro in bocca nel pensare che anche i piccoli abbiano dovuto pagare un biglietto, aumentando non di poco gli introiti per l’organizzazione. Anche qui sarebbe molto utile pubblicare, con tutti i mezzi utilizzati per pubblicizzare l’evento, un dettagliato consuntivo per comprendere come mai la scelta (per noi vergognosa a prescindere) di far pagare un biglietto anche ai più piccoli.
Sul biglietto stesso è giusto anche far presente che è aumentato di parecchio rispetto alle prime edizioni e sarebbe interessante capire, sempre attraverso la pubblicazione di questo consuntivo, il perché di tale scelta.
Sarebbe anche opportuno, dato che si vuol far passare la Casazza come bene comune, fare che il bene sia realmente comune e quindi togliere certi elementi troppo prezzemolini in quanto si ritrovano in tantissime altre manifestazioni che vanno dai vini ai dialetti e permettere ad altri, soprattutto dopo tutti questi anni, di poter dare il proprio contributo alla manifestazione, altrimenti è meglio spogliarsi della retorica del bene comune in quanto il bene è esclusivamente proprio e il coordinamento associativo sembra comunque troppo appiattito verso appartenenti di spicco di una singola associazione onnipresente.
Sarebbe anche utile valutare l’effettivo successo della Casazza dato che con 500 persone coinvolte tra figuranti e organizzatori, avere un risultato anche di 4000 presenze considerando le scuole, per quanto il numero possa essere impressionante è ben poca roba rispetto allo sforzo organizzativo e rispetto a tante altre manifestazioni che riescono anche con solo 10 organizzatori a portare 500 persone.
Tutto ciò, ovviamente, non è per sminuire l’impatto della Casazza, ma per poter studiare idee e strategie per migliorare la Casazza stessa, ottimizzarla e quindi permettere un domani anche quello che la farebbe diventare realmente un bene pubblico, ovvero la gratuita fruizione dello spettacolo, quantomeno ai parenti più stretti dei figuranti che non solo prestano la propria opera volontariamente, rinunciando anche al loro tempo e, dati i turni mattutini, anche al loro lavoro, ma non possono contribuire pure a rimpinguare delle casse di un’organizzazione che se vuole autosostenersi in questa maniera lascia semplicemente molto a desiderare.
Alain Calò

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