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FELIX CULPA ? by Grimaldi

Enna 11/01/06 – La perturbazione che ha investito la sinistra italiana sembra dovere permanere portando come sempre avviene instabilità e malessere. Accade per quelle meteorologiche, immaginarsi per quelle che investono sistemi, settori o parti vitali della dinamica politica di una paese.

L’Italia non è nuova a doversi confrontare con scandali (reati) nel mondo della finanza e degli affari. A volte ha coperto tutto con il manto della carità cristiana (?) a volte ha fatto scoppiare il bubbone ed è stato “quarantotto”.

Cominciammo con quello della Banca Romana (ex Banca dello Stato Pontificio) nel 1892. Vide coinvolta la sinistra storica e portò alla incriminazione di Crispi e Giolitti (che erano antagonisti politici) quali destinatari di somme cospicue (60.000 lire dell’epoca!), ma soprattutto per non avere esercitato il giusto controllo sull’operato di Tanlongo, governatore della Banca che anzi era stato fatto nominare (era nomina regia all’epoca) senatore. Lo scandalo iniziato quattro anni prima scoppio quando in parlamento Napoleone Colajanni deputato repubblicano-garibaldino, siciliano di Castrogiovanni, eletto nell’allora collegio di Caltanissetta, elevò un vibrato “je accuse” contro Giolitti che fu costretto a dimettersi mentre assieme a Crispi (co-rei) si scambiavano accuse l’un l’altro, sconcertando l’intero parlamento ed il paese.

Lo scandalo tuttavia ebbe un merito: dare il via ad un riordino del sistema bancario ed alla nomina successiva di Giorgio Sidney Sonnino – che era stato come primo ministro il fautore della riforma – a superministro dell’economia e finanza (corsi e ricorsi storici!).
I giudici non “infierirono”contro Giolitti e Crispi e le cose si rimisero in sesto soprattutto perché venne creata la Banca d’Italia come unica banca autorizzata ad emettere moneta (prima erano sei compreso il nostro (EX!) Banco di Sicilia), e perché con una accorta amministrazione del governo si riuscì a portare il bilancio dello stato in pareggio alla fine dello ‘800.

E’ suggestivo guardare al passato del nostro paese e paragonare quanto da qualche anno, ma ora in discesa libera, sta accadendo per capire come in fondo, purtroppo, non vi sia nulla di nuovo sotto la luce del sole.
Se non fosse stato per lo scandalo della scalata della Antonveneta e dell’Unipol forse non avremmo avuto la legge di riordino della Banca d’Italia, le dimissioni del discusso ultimo governatore e la scoperta (?) di qualche “errore di valutazione” da parte di alcuni leader della sinistra – ma anche, parrebbe, della destra – che ovviamente dicono”siamo persone per bene” (così come apparivano e dissero Crispi e Giolitti).

Ora è tutto, come sempre, nelle mani della magistratura: e ciascuno è “per bene” e rispettabile da noi fino alla conclusione del terzo grado di giudizio (campa cavallo).
E tutto ciò cui possiamo assistere è una demonizzazione a ping -pong tra le due parti politiche, manca e dritta (con i due semicentri inclusi) e moraleggiantesimo d’annata che (ma non lo hanno capito bene) arreca più danno che altro a loro stesi ed al paese.

Ma in fondo è grazie a questa felix culpa se(dopo dello sciacquo dei panni in Arno) le acque potranno essere più limpide nel mondo dei rapporti tra politica, economia e finanza. E’ quella stessa – la colpa – che commisero Adamo ed Eva e che portò il padreterno un giorno a mandare il suo figlio prediletto a mettere un po’ d’ordine un paio di millenni fa (certo fatica improba e lunga) onde dai teologi il peccato originale é considerato “colpa felice”.

Sapranno i nostri – tutti – redimersi e smetterla di giocare come viene detto oggi ai “furbetti” ed adempiere ai loro doveri (peraltro ben retribuiti) senza mettere le mani nella marmellata?
O vogliono aspettare che alle prossime consultazioni quel 46% oggi indecisi se ne vadano ”al mare” anche se ad Aprile sarà freddo?

Avviso ai parlatori onniscienti: la parola è d’argento, il silenzio d’oro.
Sopratutto a telefono.

Pino Grimaldi
grimliondr@libero.it

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