domenica , Settembre 26 2021

La storia di Enna by Gaetano Vicari

“li funnurisi su’ na cuntrata, unni un si vidi mà lusciu di luna, la strata iè fitusa e malandata e sunu ancora cu li lampiuna”. Si tratta di Fundrisi, antico quartiere ennese, sorto in seguito alla deportazione degli abitanti di Fundrò, piccolo borgo al confine fra i comuni di Enna e Piazza Armerina, raso al suolo nel 1396 da re Martino I d’Aragona, descritto in tal guisa da un giornale locale negli anni Venti del secolo scorso per testimoniare, tra l’altro, che l’illuminazione pubblica in quegli anni è ancora erogata con i lampioni a petrolio. Eppure si è al centro della Sicilia indicato da un antico cippo lapideo cilindrico che simboleggia materialmente “l’Umbilicus Siciliae”, ovvero l’ombelico della Sicilia, e che, spostato più volte, oggi ha trovato collocazione nei pressi della cinquecentesca Chiesa di Montesalvo. Una città, quella di Castrogiovanni, poi denominata Enna, che rappresenta il “Belvedere di Sicilia” per le superbe vedute panoramiche. Una città che ammalia e che parla anche di luoghi di astinenza e di eremitaggio come la Grotta dei Santi, scavata a mano, dove si conservano affreschi con figure di Santi di gusto bizantino, luoghi in cui si riunivano i monaci basiliani che si ispiravano alla regola dettata da San Basilio. Una città dal sapore mitologico dove si sentono ancora i passi degli dei e degli eroi e dove si può ammirare la rocca di Cerere, nel “quartiere di Lombardia”, riconosciuta inespugnabile, sito in cui fu edificato da Gelone (tiranno aretuseo) il Tempio dedicato alla dea. Il tutto intrecciato in un mix ben dosato di toponomastica, storia e tradizione. Questi sono soltanto alcuni dei variegati aspetti descritti e trattati nel libro di Gaetano Vicari, “Conoscere Enna attraverso la storia dei quartieri” (Editrice Il Lunario, Enna 2012, pp. 128), accanito cultore di storia locale e sindacalista di lungo corso (ha pubblicato “Storie di lotte e di conquiste nella provincia di Enna”, con prefazione di Francesco Renda), ennese doc che ama frequentare le spiagge saracene di Donnalucata, frazione marittima di Scicli, nel ragusano.
Sfogliando e divorando le pagine emerge una città in continua evoluzione immortalata, come un fermo immagine nel dinamico fluire del tempo, nel suo eterno presente reso vivido ed accattivante dalla fluida trattazione dell’autore. Un libro che ha due anime: quella di saggio storico e l’altra di guida turistica, fornendo al lettore non poche notizie anche sui luoghi da visitare. Anche l’autore possiede due anime: quella vulcanica, per l’instancabile impegno sul fronte culturale, umano e sociale, e quella sicana per l’attaccamento al luogo natio. L’intento di Gaetano Vicari è quello di accompagnare per mano il lettore, con accattivante partecipazione emotiva, attraverso un percorso che serve a recuperare e ri-scoprire vetuste tracce sbiadite dall’oblio del tempo strappandole al vuoto di domani. Ne consegue una minuziosa illustrazione documentaria della stratificata storia dei quartieri più antichi di Enna. E’ per questo che l’autore può considerarsi come un novello Ulisse, un navigatore della storia attraverso le increspate onde della memoria immersa in quella “lieve tenerezza del ricordo” che “si accompagna alla concreta immediatezza delle immagini”, come avverte il prefatore.
Giuseppe Nativo

Precedentemente Gaetano Vicari nel 2001 aveva pubblicato il libro “Storie di lotte e di conquiste nella provincia di Enna”.
Un libro dedicato alle lotte dei contadini per avere la terra, dei minatori contro la schiavitù dei “carusi” e per migliori condizioni di vita e di lavoro, della lotta per il lavoro, contro il separatismo, per la pace, per l’Autonomia Siciliana ed altro. Un libro fatto da testimonianze dei protagonisti.

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