domenica , Maggio 9 2021

SCUOLA – Scioperare nonostante i sindacati

Ancora una volta i sindacati tradizionali, tranne la CGIL, hanno perso l’occasione di essere veramente vicini alla scuola e a tutte le sue problematiche, limitando il loro intervento, come sempre, alla contrattazione economica. Dopo essere riusciti a strappare al Governo la cancellazione dell’aumento dell’orario di lavoro degli insegnanti e l’atto di indirizzo per il recupero degli scatti di anzianità, si sono dichiarati contenti e soddisfatti ed hanno revocato lo sciopero che era stato indetto per sabato 24 novembre.
Quello che hanno portato a casa è un buon risultato rispetto allo scempio che si profilava, ma come al solito hanno perso l’occasione per intercettare il grande disagio che attanaglia la classe insegnante, gli operatori della scuola ma soprattutto gli studenti. Nel corso delle assemblee d’istituto e sindacali, frequentatissime, come non mai, sembrava che finalmente si stesse prendendo coscienza che è arrivato il momento, non più prorogabile, per contestare duramente le politiche sciagurate contro la scuola messe in atto nell’ultimo decennio, tese semplicemente a tagliare e risparmiare, senza tener conto della ricaduta sull’offerta formativa e sulle opportunità lavorative dei precari storici e dei giovani che, così stando le cose, non riusciranno mai ad entrare come lavoratori nella scuola. La dimostrazione che niente è cambiato l’abbiamo avuta dal modo in cui si sono recuperate le somme per finanziare il recupero degli scatti di anzianità : un taglio gravoso, non ancora del tutto esplicitato ( il 30, il 40 il 47 % ?), al fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, il famigerato fondo di istituto al servizio dell’autonomia; qualcuno ha prefigurato che l’anno prossimo per potere recuperare gli stessi soldi mancanti il fondo potrebbe essere completamente annullato. Intanto in questi anni stiamo digerendo la cosiddetta riforma delle superiori che non è stato altro che un ridimensionamento dei curricula con la perdita o il depauperamento di materie fondamentali , dei laboratori nei tecnici e nei professionali e con la conseguente sparizione di molti posti di lavoro (le quaranta ore dei professionali che sono diventate 32, le 36 dei tecnici anch’esse 32) che continueranno ad diminuire ogni anno, man mano che la “riforma” entra a regime! Per dare il colpo di grazie si era tentato il colpaccio delle 24 ore, cioè a dire la perdita (il guadagno per il governo!) netta di una cattedra su tre, oltre all’assurdità di un cumulo di classi insostenibile per molte discipline come la storia, le scienze, il diritto e molte altre di due ore settimanali: dodici classi! L’anno non basta neppure per conoscere i nomi dei singoli alunni, altro che insegnamento individualizzato!
Da quando sono iniziati i tagli, da Berlinguer alla Moratti, alla Gelmini non una lira dei risparmi è stata reinvestita nella scuola e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: classi pollaio, edifici scolastici sempre più fatiscenti, offerta formativa integrativa ridotta all’osso, famiglie costrette ad addossarsi il costo della carta delle fotocopie, della carta igienica e dei vari sussidi….
Condivido la preoccupazione dei dipendenti degli enti che si vorrebbero sopprimere come le province, terrorizzati dalla prospettiva della mobilità: nella scuola oltre ai ragazzi, pendolari per necessità, la maggior parte del personale, e non solo quello precario, è assuefatta e rassegnata ad andare a lavorare in qualunque posto la fortuna lo destini, a racimolare le ore che concorrono a formare una cattedra anche su tre scuole diverse e in paesi diversi; eppure non si lamentano di ciò, neppure quando lasciano mezzo stipendio per strada tra benzina e usura delle macchine, anche allora si sentono fortunati rispetto a quei colleghi che, anche dopo dieci anni di nomina annuale, sono rimasti completamente a spasso.
Gli argomenti a favore di questo sciopero sono tanti, troppi, non si può essere esaustivi, mi basta di portare questo piccolissimo contributo al dibattito con l’augurio che si prenda coscienza della situazione e che si lotti per recuperarla.

F. Ciantia

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