domenica , Settembre 19 2021

Aidone: MORGANTINA

Come indica il coinvolgimento nelle vicende storiche principali che interessarono la Sicilia centro-orientale, Morgantina fu nell’antichità uno dei centri più importanti dell’isola: tale affermazione trova conferma sia nelle dimensioni del suo abitato che in quelle del territorio da essa controllato.
I resti che oggi è possibile osservare nell’area archeologica, poco distante (5 km. circa) dal centro abitato di Aidone, appartengono alla città “classica”, quella costruita, sull’altopiano di Serra Orlando, dopo la distruzione – ad opera di Ducezio nel 450 a.C. – dell’abitato arcaico sulla Cittadella. E’ quest’ultima un altura poco distante da Serra Orlando, dalla posizione naturalmente ben difesa e prominente sulle vallate limitrofe percorse dal Gornalunga. Qui un nucleo umano si era già insediato nel corso dell’antica età del Bronzo (metà II millennio a.C.) e fu qui che si stabilì il gruppo di Morgeti, arrivati in Sicilia dalla penisola, nel corso del Bronzo tardo (fine II millennio a.C.), a cui si deve il nome della città.
Durante il periodo della fondazione delle principali colonie greche di Sicilia anche a Morgantina è documentata la presenza dei greci, responsabili della definitiva ellenizzazione del centro. Poco conosciute e non facilmente individuabili sono le esigue tracce pertinenti all’abitato preistorico ed alla città arcaica sulla Cittadella. La fama di questo importante sito archeologico è infatti da ricondurre esclusivamente a ciò che rimane della polis greca, “fondata” in età classica ed ampliata in epoca ellenistico-romana.
L’Agorà – La maestosa la piazza cittadina, si svolge su due livelli: quello superiore è delimitato su tre lati da imponenti porticati, le stoai, oggi purtroppo privi dei colonnati che li costituivano, i quali delimitano un’area centrale in cui venne costruito, in epoca romana (II a.C.), un macellum con tholos centrale, che tuttora rappresenta uno dei più antichi esempi di mercato coperto romano. Nell’angolo nord-ovest si trova un edificio rettangolare preceduto da un cortile porticato: era il bouleutherion, la sede del senato cittadino.
Si accedeva al livello inferiore della pubblica piazza mediante una gradinata trapezoidale dalle notevoli dimensioni, L’ ekklesiastèrion, forse sede delle riunioni cittadine come suggerisce la presenza di una piattaforma per l’oratore, il bema.
Dell’agorà inferiore fa parte il teatro, un edificio a pianta trapezoidale, con orchestra semicircolare delimitata dall’edificio scenico; la cavea poteva contenere circa 5.000 spettatori.
Il Santuario delle divinità ctonie. Ad est rispetto al teatro, dietro l’edificio scenico, si trova uno dei principali complessi sacri della città, un piccolo santuario dedicato alle divinità ctonie, del suolo e della terra: si tratta di un doppio cortile delimitato da stanze destinate ai sacerdoti. La parte del santuario rivolta verso l’ekklesiastèrion contiene due altari ed una piccola fornace, impiegata per la produzione di oggetti cultuali, mentre la parte meridionale presenta due grandi altari circolari ed un tempietto con basamento per statua. Un altro importante santuario si trovava sulla collina ovest, a nord del centro abitato (oggi non visibile perchè reinterrato dopo lo scavo), e da esso provengono diversi busti fittili di Persefone conservati al Museo di Aidone.
I granai e le fornaci. Si conservano in buono stato il Granaio Est, che delimita il lato orientale dell’agorà inferiore, una struttura a pianta rettangolare allungata, imponente ed unica nel panorama dell’architettura greca, e a sud di questo la Grande Fornace, dotata di forni con volta a botte, destinata alla produzione di terracotte per l’edilizia, mattoni, canalette, rocchi di colonne.
I quartieri residenziali sono situati sulle colline che circondano, ad est e ad ovest, la monumentale piazza: vi si possomo ammirare grandi case private a peristilio, alcune delle quali con pavimenti decorate in mosaico e cocciopesto.
 
Storia
Citata da autorevoli fonti antiche come Diodoro Siculo, Strabone, Tucidide e lo storico latino Tito Livio, l’antica città di Morgantion venne identificata con certezza solo intorno alla metà degli anni Cinquanta, in seguito a regolari campagne di scavo effettuate dalla missione archeologica della Università di Princeton (USA), guidata da E. Sjoqvist e R. Stillwell (ndr. nella foto il re Gustavo VI di Svezia, il primo sponsor di M., con il suo consigliere e amico l’archeologo E. Sjoqvist).Prima di allora, in verità, varie proposte avevano tentato di localizzare nel quadro geografico dell’isola quell’antico centro siculo-ellenizzato, un tempo coinvolto nelle principali vicende storiche che interessarono la Sicilia centro-orientale: dalla tirannide di Ippocrate di Gela, il quale agli inizi del V sec. a. C. conquistò la piccola polis sulla Cittadella (fondata con molta probabilità da un gruppo di Siculi provenienti dall’Italia meridionale intorno agli inizi del I millennio a. C. e guidati dal re Morges, cui si deve il nome della città. Nella foto la Cittadella dalla Plateia della M. ellenistica) nel difficile, ma riuscito, tentativo di aprire uno sbocco sul Tirreno alla dorica Gela.
Il rifiuto, da parte dei Morgeti di aderire alla causa di Ducezio, ed al vano tentativo di costui di organizzare un’alleanza delle genti sicule contro la crescente egemonia dei Greci, determinò, nel 459 a.C., l’assalto e la distruzione del centro ad opera del condottiero siculo ed il conseguente trasferimento dell’abitato dalla rocca della Cittadella all’altopiano di Serra Orlando, che ospita ancora oggi i monumentali resti della città.
La prestigiosa posizione di Morgantina, al centro dell’isola, naturalmente protetta da tutti i lati da ripidi e scoscesi pendii ed inoltre, elemento non trascurabile, la sua vicinanza all’antico fiume Albos, oggi Gornalunga (le cui acque -un tempo abbondanti- rendevano fertili e produttive le vallate circostanti coltivate a grano) aveva in verità da tempo attirato le attenzioni di Siracusa che, nonostante la caduta dei regimi tirannici dell’isola, riuscì ad ottenere la tacita supremazia sulla città, sebbene questa rimanesse di fatto libera, come conferma l’istituzione di una zecca cittadina autonoma.
Nel 424 a.C. Morgantina fu nuovamente protagonista di un evento storico importante, il “congresso” di Gela, in cui venne ceduta da Siracusa a Camarina, in cambio dell’adesione di quest’ultima alla causa siracusana, ossia alla costituzione di un’alleanza di tutte le città rodio-corinzie dell’isola contro le città calcidesi guidate da Leontinoi, le quali a loro volta avevano invocato l’aiuto di Atene per limitare le pretenziose smanie di dominio di Siracusa. La spedizione ateniese in Sicilia si concluse con un clamoroso insuccesso e la definitiva vittoria di Siracusa e dei suoi alleati nel 415 a.C.. Tuttavia il prestigio siracusano ebbe qualche momento di incertezza: approfittando dei conflitti tra le genti greche dell’isola, i Cartaginesi avrebbero intrapreso la conquista di importanti avamposti nella Sicilia greca. È probabile che, di queste vicende, avessero tentato di approfittare tutti quei centri che mal tolleravano l’egemonia siracusana: anche Morgantina avrebbe accolto soldati punici, ma questo tentativo di liberazione dal predominio di Siracusa non andò a buon porto.
Nel 396 a.C. il tiranno Dionisio I avrebbe guidato la conquista della città, che venne nuovamente ricondotta nell’orbita siracusana sino al 368 a.C., anno della morte di Dionisio, quando Morgantina riuscì a sganciarsi da Siracusa e divenne sede di un gruppo di mercenari campani. L’arrivo di Timoleonte in Sicilia nel 344 a.C., nel tentativo di ripristinare il prestigio di Siracusa ed il suo predominio sui centri dell’isola, coinvolse direttamente Morgantina: la città tentò invano di resistere all’assalto del condottiero corinzio, il quale avrebbe stanziato nella città un gruppo di coloni greci. Il potere oligarchico instaurato da Timoleonte a Siracusa trovò forte opposizione da parte del popolo, che affidò le proprie speranze ad un capo carismatico. Agatocle: costui riuscì nel 317 a.C. ad abbattere l’oligarchia a Siracusa grazie anche ad aiuti provenienti da Morgantina, la quale per questo sarebbe stata privilegiata, ritrovando quella pace e prosperità perdute da tempo.
Ancora alleata di Siracusa all’epoca di Gerone II (276-215 a.C.), durante la seconda guerra punica si sarebbe ribellata a Roma alleandosi con i Cartaginesi; pagò caro il prezzo di questa scelta -per cui Tito Livio la annovera tra le città “ignobili” dell’isola- nel 211 a.C., quando venne punita e costretta a sottomettersi al dominio romano. Ceduta insieme al suo territorio a soldati spagnoli guidati da Merico, intraprese un lento declino che la portò alla decadenza totale. E’ questa la situazione che descrive Strabone all’inizio della età imperiale, parlandone come di una città che “una volta esisteva, ma ora non esiste”.
a cura di Agata Trovato

 
I “SITI”: Cittadella, Sella Orlando, San Francesco, Contrada Agnesi
Il sito, sul quale si sviluppa la zona archeologica di Morgantina, si estende su un sistema articolato di colline che procedono da Est verso Ovest per una lunghezza di circa tre chilometri; è posizionato nelle vicinanze di un affluente del Simeto, il Gornalunga, e a controllo di un vasto e fertile territorio agricolo. La posizione e la ricchezza del territorio spiegano il ruolo economico e politico avuto da Morgantina nella sua lunga storia. Più che di un sito allora si può parlare almeno di tre siti.Il sistema collinare della Cittadella, abitato fin dalle epoche più remote, conserva: tracce del villaggio siculo con l’acropoli, l’agorà e la necropoli della città greca arcaica; è possibile visitarla, ma ancora non è inserita negli itinerari ufficiali; è raggiungibile, a piedi o con auto fuoristrada, continuando lungo la strada che costeggia l’agorà ellenistica per circa un chilometro e con una buona guida.
La zona di San Francesco , è un ampio terrazzamento, che, oltre alle tracce delle capanne castellucciane, conserva i ruderi di un’ampia zona sacra, all’interno della quale negli anni settanta dei tombaroli rinvennero gli Acroliti delle dee Persefone e Demetra , vendute sul mercato illegale, acquistate da un collezionista americano e restituite il 13 dicembre del 2010 al Museo archeologico di Aidone ; il sito è alle spalle della collina est di Serra Orlando; anche questo non rientra negli itinerari ufficiali; si raggiunge continuando a percorrere la strada che costeggia l’agorà per un centinaio di metri, si svolta, a destra, all’altezza del rudere della chiesa di San Francesco, che dà il nome alla contrada.
Serra Orlando è la meta conosciuta da tutti i visitatori, con gli splendidi reperti dell’epoca ellenistica, l’agorà e i quartieri residenziali, posti nelle collinette ad est e ad ovest della stessa agorà. La visita, nel nuovo itinerario parte dalla collina ovest sulla quale sono state rinvenute le case, certamente le più belle ed interessanti, disposte in un regolare reticolato viario e collegate all’agorà dalla Plateia A, il maggiore asse viario di Morgantina.
In contrada Agnese (nella foto) è stato rinvenuto un importante edificio termale di epoca ellenistica Ancora, sparsi nelle campagne tutt’intorno, sono dislocati i santuari, dedicati al culto di Demetra e Kore (Santuario nord, Santuario di contrada Drago, entrambi ricoperti dopo lo scavo per difenderli dai tombaroli, le necropoli, ma è possibile imbattersi anche nelle tracce delle antiche mura.
 
VISITA GUIDATA
La visita guidata si limita al sito di Serra Orlando, dove è sita la città ellenistica, fondata dallo stesso Ducezio, che aveva assediato e distrutto la città arcaica della Cittadella (459 a.C.), e che raggiunse l’attuale assetto nel corso del IV secolo, sotto l’egemonia di Siracusa.
L’ingresso è dalla biglietteria, all’interno della Casa Vinci, e da qui si snoda il nuovo percorso che costringe, in un certo senso, a visitare il Quartiere Ovest; la visita comincia appunto dallo stenopos principale sul quale si affacciano le imponenti e ricche ville ellenistiche, tra cui la casa Pappalardo e la casa della cisterna ad Arco; addentrandosi negli stenopoi secondari, su cui si affacciano case più modeste, si può avere uno sguardo panoramico dall’alto dell’agorà. Scendendo lungo la strada principale si raggiunge la Plateia A, l’arteria che attraversava Morgantina e che dai quartieri porta all’Agorà; è costeggiata da importanti edifici tra cui si riconosce il Bouleuterion, sede del Consiglio cittadino, facilmente riconoscibile dall’esedra ad emiciclo.
L’agorà. La Plateia, che conserva ancora l’antico lastricato immette nell’agorà, la piazza, cuore pulsante delle poleis greche, dove si svolgeva la vita civile , politica ed economica. Siamo nello stoà nord identificato con il gimnasium, spazio, probabilmente, destinato alle attività sportive.
Procedendo incontriamo la Fontana Monumentale, a doppia vasca dedicata alle ninfe, quindi lo Stoà est, il grande portico colonnato e, in fondo, il Pritaneion, la sede del Magistrato, destinato ad accogliere gli ospiti di riguardo in visita alla città.
Quasi al centro dell’agorà c’è l’unico edificio romano, il Macellum , un mercato coperto, e subito dopo l’Ekklesiasterion , l’ampia gradinata trapezoidale che ospitava l’assemblea cittadina e ospita oggi le manifestazioni teatrali.
Accanto si apre il Santuario dedicato alle divinità ctonie (Ermes, la Terra e tutti gli dei Ctoni ), caratterizzato dalla presenza di due cortili contigui, con ambienti disposti tutt’intorno; il cortile meridionale, caratterizzato da diversi altari e sacelli, si identifica come lo spazio riservato ai riti sacri; di fronte all’ingresso ovest c’è il Teatro , sulla cui gradinata si legge la dedicatio, di tale Archelao figlio di Eucleide, a Dioniso.
Procedendo verso sud-est incontriamo il Granaio est , al suo interno ci sono delle piccole fornaci per ceramica e una, più grande, con prefurnio e appoggio per i vasi quasi intatto. Lungo lo stesso lato, in fondo, a ridosso delle antiche mura, troviamo la Fornace grande, un vero e proprio monumento, con due prefurni e, al centro, la camera di combustione e la grande camera di cottura.
Tornando indietro e costeggiando i granai possiamo ammirare una fornace più piccola ma meglio leggibile nei suoi tratti caratteristici. Giungiamo dunque al Pritaneion, la prima delle case, forse un edificio pubblico; in questo edificio è leggibile la tipica architettura della casa ellenistica, con il cortile porticato e le stanze disposte tutte intorno; lo costeggiamo salendo verso il Quartiere est .
In cima c’è la Casa del saluto o del Capitello dorico, caratterizzata dall’ampio cortile con peristilio, dagli eleganti pavimenti in cocciopesto, tra cui quello mosaicato con la scritta “euekei”, le colonne fittili, che qui possono ammirarsi nella loro struttura, e le cisterne per la raccolta delle acque piovane.
Andando ancora a destra troviamo la Casa di Ganimede , così chiamata per la presenza del mosaico, rappresentante il ratto di Ganimede. La suddivisione in due parti dell’ampio cortile rettangolare, circondato da peristilio, testimonia l’utilizzo che ne fecero i mercenari ispani e il ridimensionamento della città in epoca romana; di fronte il panorama maestoso dell’agorà del Teatro e l’Ekklesiasterion. Ridiscesi nell’agorà si costeggi l’intatto canalone di deflusso delle acque piovane in direzione del Teatro e quindi si imbocchi la strada che costeggia a sud il teatro stesso per ritornare alla biglietteria. Lungo il percorso si incontreranno ancora Granai, santuari e infine la Casa del Magistrato (o dell’Ufficiale).
Giunti alla biglietteria si può imboccare la strada che sale verso sinistra e in breve si raggiunge l’Edificio Termale di contrada Agnese; di epoca ellenistica, è quasi un unicum in Sicilia come stato di conservazione; la sala principale circolare ha la copertura a cupola ottenuta con un ingegnoso sistema di tubuli fittili ad incastro e rivestita poi con un prezioso intonaco azzurro a mo’ di volta celeste, anche le pareti sono affrescate, un pezzo di affresco superstite è conservato al Museo; a volta sono anche i due ambienti rettangolari configurabili come piscine; molto leggibile anche il sistema idrico e quello di riscaldamento. Recentemente l’edificio è stato coperto con un tetto che ricalca la planimetria del complesso termale.
La visita può essere completata con la casa di Eupolemo (una volta ripresa la strada per il parcheggio, a pochi metri dall’uscita della biglietteria, lungo la strada sulla sinistra si incontra la casa, individuata da un tabellone didascalico), la modesta abitazione dove furono trovati sepolti gli Argenti.
a cura di Franca Ciantia

 

 

 

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