lunedì , Giugno 14 2021

Parliamo d’altro

donnaE mentre in tutta Italia quasi quotidianamente le donne continuano ad essere uccise, picchiate o sfigurate dall’acido, dopo aver denunciato violenze da parte di mariti ed ex, il Consiglio dei Ministri interviene con un pacchetto sicurezza che nonostante alcune norme condivisibili non è affatto adeguato. Il pacchetto parla di “fenomeno emergenziale” contrastabile con interventi d’urgenza non preventivi. Tutto questo non serve ad arrestare quei meccanismi di disprezzo multiformi verso le donne, impedite nel godimento del loro diritto alla vita e all’integrità psicofisica. Pare ovvio. Pare ovvio a chiunque, tranne che ai Ministri preposti al fatto. Il decreto legge non ha tenuto conto di tutte le proposte e le denunce dei centri antiviolenza che da anni pretendono la necessità di intervenire sugli usi e i costumi deprecabili, di chi viene educato al disprezzo dell’altro. Il decreto legge non ha tenuto conto del fatto che, alle donne ammazzate non è mancata la coscienza del pericolo, ma un reale sostegno dopo la denuncia, anzi dopo le denunce: innumerevoli quanto inutili. La Convenzione di Istanbul da anni afferma che il femminicidio è innanzitutto una questione culturale e politica profonda, che necessita di riforme strutturali reali e non “arrafazzate” giusto per dire che qualcosa si muove. Le riforme dovrebbero essere pervasive a partire dai testi di studio dei più piccini, abituati a pensare a principi e maghi in un modo e a principesse e maghette in un altro . Chi è dedito alla magia in questi testi subisce destini diversi. Se il mago è femmina per le sue pozioni non deve solo apprendere la chimica: deve saper anche cucinare, danzare, cucire e tenere buone conversazioni, prive di parolacce ricche di spunti modaioli e scevre da indagini politico/economiche, noiose e foriere di rughe all’attaccatura del naso. Qualora il mago è invece munito di pisellino dovrà solo essere se stesso senza sforzarsi troppo nello studio e nei modi. I maghi maschi inoltre passano il tempo a scambiarsi malefici nei loro club segreti, in cui si dilettano di crittografia, bevande alcoliche e sigari cubani, chiacchierando di carrozze munite di motori fumanti e lucidate da giovani pulzelle bionde, snelle e sempre sorridenti. In questi testi si può anche essere Tritoni e re o sirene e sguattere. Si può, anzi si deve essere belle con coroncina di perle e vestitino rosa o occhialute e sgobbone. A lavare i piatti sono sempre le mamme e a stare in poltrona col giornale aperto i papà. Principesse in perenne attesa del Cavaliere Azzurro, aitante e alto per le più piccoline e basso e stempiato per le più grandicelle. Bella di Swan di Twilight è l’ultima della serie e questo perchè alle bambine va mostrato un modello di donna sempre passiva. Capace di riscattarsi solo in virtù dell’intervento maschile, che ha senso come personaggio solo se affiancata a un uomo purchè sia, che non sa “salvarsi da sola”, ma la cui unica priorità è far innamorare. Basta dunque con moderne cenerentole e biancaneve che passano dal pulire la casa delle matrigne a ramazzare i pavimenti di minatori e principi disadattati, pronti a baciar quindicenni deposte in bare di cristallo in mezzo ai boschi o a indossare abiti di Chanelle cuciti da topi sottopagati. Basta con cappuccetto rosse impedite e in preda a lupi cattivi o con raperonzole prigioniere di torri distopiche, pronte a lanciare lunghissimi e curatissimi capelli al primo arrivato per trovare la fuga da genitrici schiaviste e invidiose della loro giovinezza. D’ora in avanti dunque prima di spingere i nostri cuccioli fra le braccia di Morpheo pensiamoci un poco di più e magari una favola inventiamola noi. Dentro potremmo metterci pari opportunità, rispetto e desiderio di autoaffermazione, a prescindere dal sesso di appartenenza, così forse fra un paio di decenni ci ritroveremo con un decreto legge adeguato alla realtà.

Gabriella Grasso

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