lunedì , Aprile 15 2024

Signor Conte le scrivo

Signor Conte le scrivo

Signor Conte Le scrivo, così mi distraggo un po’. E già perché è meglio distrarsi per non vedere i danni che sta facendo il COVID associato ai suoi DPCM. Non mi fraintenda, non sono un sollevatore di popoli e sì e no queste parole saranno lette da 3-4 persone, e sicuramente tra queste quattro non ci sarà lei, eppure forte è la rabbia che vedo in giro (e che ho anche io) nel leggere i suoi decreti e nell’ascoltare le sue conferenze stampa.
Signor Conte, mi spieghi meglio che cosa significa quando raccomanda di uscire solo per lavorare, per andare a scuola e per necessità. Che cosa sono le necessità? Un operaio si alza la mattina e va al cantiere a lavorare. Similmente lo fa un negoziante. Ma se il negoziante vende mobili, vestiti, telefoni, vedrà mai spuntare un cliente? È necessità comprare mobili, vestiti, telefoni? Signor Conte, lo sappiam bene che queste cose non rientrano nelle necessità (lo ha detto a marzo perché altrimenti non sarebbero stati chiusi questi comparti). E allora perché fare questa raccomandazione (e al contempo, però, non chiudere)? Lo sappiam bene perché: perché così facendo il negoziante di mobili, di vestiti e di telefoni non potrà chiedere nulla a lei in quanto, formalmente, il Dpcm non li ha chiusi. Perché lei ha fortemente raccomandato di onorare il lavoro e di uscire solo per le strette necessità. Raccomandato, non obbligato. E bravo, signor Conte, che ha dato una mazzata finale ai nostri commercianti potendo sempre dire “ma io non vi ho fatto chiudere!”. L’Italia, che non è composta de terre, ma da cittadini che si svegliano la mattina, che lavorano, che lottano per portare a casa la pagnotta, che vivono con speranze e in questo momento di paure, la ringraziano. La ringraziano perché Lei ci sta proteggendo dal Covid… a qualunque costo! Anche di noi stessi!
Eppure, signor Conte, mi permetta un’osservazione: facciam tutto ciò per tutelare la salute pubblica. Eppure, chissà come mai:
– Non si proibisce la vendita delle sigarette a fronte di 80mila vittime ogni anno (solo in Italia) per il fumo (7 milioni nel mondo);
– Non si proibisce la vendita di alcolici a fronte di 3 milioni di vittime ogni anno (nel mondo) per patologie legate all’alcol;
– Non si chiudono le pasticcerie a fronte di 75mila vittime nel 2015 (in Italia) di patologie correlate al diabete;
E, infine, non si capisce come mai non si chiuda, a fronte del fallimentare operato del Governo nel fronte Covid, il peggior capitolo di storia dell’Italia dall’unificazione a oggi, ovvero il suo Governo, permettendo la costituzione di un governo di Unità emergenziale (che dia realmente voce a tutti) atto alla sconfitta di questo brutto periodo. Perché, si ricordi signor Conte, il COVID prima o poi passerà. Ma non passeranno mai le lacrime a Lei indirizzate da parte di tanti lavoratori che hanno perso la propria dignità (perché il lavoro vuol dire dignità) a causa del fatto che l’uscita per “necessità” da lei tanto raccomandata non è indirizzata verso di loro. Ma, contento lei, contenti tutti.

Alain Calò

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