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Enna. Le aree interne e la sindrome di Procuste

Enna. Le aree interne e la sindrome di Procuste

di Massimo Greco

Questa volta, dai riconfermati sindaci della provincia di Enna, a cominciare da quello del comune (già) capoluogo di provincia, ci aspettiamo di più in termini di vision politica. Piaccia o no, nelle rispettive agende politiche dovrà risultare in grassetto la questione “aree interne”. E poiché è da tempo che nessuno ne parla più, lo faremo noi, consapevoli del fatto che il nuovo ente intermedio, così come concepito dal legislatore regionale non potrà essere di aiuto. Occorre dunque generare nuove rappresentazioni descrittive condivisibili, sintetiche e progettuali, che riportino la perimetrazione dei territori di riferimento, la descrizione dell’idea-guida, l’identificazione delle risorse territoriali e l’oggetto di azione. Si interpreta così l’immagine strategica del territorio. In Sicilia la questione si è parecchio complicata perché le scelte della politica, veicolate attraverso lo strumento della legge, non rappresentano simmetricamente i bisogni delle comunità locali. Anzi, sempre più spesso tali scelte hanno determinato confusione e zavorre che gravano sui timidi processi generati autonomamente dal basso. Infatti, si parla di province regionali, di consorzi comunali, di città metropolitane e di enti territoriali di governo in maniera impropria, senza conoscerne le dimensioni geografiche, il ruolo storico oppure la funzione giuridica. Le leggi — soprattutto quelle che incidono sull’architettura istituzionale — non possono configurarsi come il letto di Procuste, il brigante mitologico che pretendeva di adattare le persone alla misura del letto, stirandole se erano più corte o amputandole se erano più lunghe. Da un legislatore superficiale e inadeguato, sono derivati grossolani errori, che potevano essere evitati con un minimo di consapevolezza sia nella comparazione con la geografia amministrativa del presente sia nella memoria della geografia degli Stati preunitari. Le istanze dei movimenti neo-regionali e neo-provinciali risalgono quasi sempre al Settecento, se non prima.
Oggi, in conseguenza dello spopolamento dei territori centrali e interni della Siciliai, vi è la necessità di ricercare comunque una corrispondenza tra le partizioni amministrative e i processi socioeconomici, valorizzando i sistemi produttivi locali presenti. E tuttavia, il fatto che ancora oggi il legislatore regionale non sia in grado di affrontare con una seria riforma la geografia delle autonomie locali, non può che indurre i Sindaci di queste aree a ragionare prescindendo dalle “vesti istituzionali”. Infatti, il fallimento dei referendum confermativi in alcuni Comuni del Messinese (Mistretta e Capizzi) per estendere il libero Consorzio comunale di Enna, insegna che progetti tanto ambiziosi, quanto delicati, che non si limitano ad intessere rapporti istituzionali ma che incidono anche sui processi identitari, non possono essere attuati solo in forza di previsioni legislative (peraltro “ingarbugliate”) ma devono essere preparati, condivisi, partecipati e metabolizzati dalle comunità interessate. Cosa stiamo ancora aspettando???

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