domenica , Settembre 19 2021

Enna. Itinerario storico naturalistico di Janniscuro

Itinerario storico naturalistico di Janniscuro
Di M. Cimino

Il percorso si snoda all’interno di una superficie di circa 2600 mq che è delineata a Sud e ad Est da un’ampia zona delimitata dalla via Pergusa che da Enna conduce ad Enna Bassa e poi al Lago di Pergusa; a Nord dalla via Spirito Santo e dall’omonimo Santuario con relativo quartiere; ad Ovest dalla zona di pendice delimitata dalla panoramica Monte-Cantina.
Complessivamente si svolge su una distanza di circa 1300 m. Dalla Piazza Spirito Santo si procede verso l’omonimo Santuario.
Il primo monumento che si incontra sulla sinistra è il campanile del Santuario dello Spirito Santo. Esso è posto di fronte all’ingresso centrale della Chiesa, spostato sulla destra. Staccato dal corpo centrale, è stato eretto su uno spuntone di roccia affiorante dal terreno. La roccia, lavorata dall’uomo, presenta, nel lato Sud, degli scalini di accesso alla parte superiore del campanile. E costruito con blocchi di pietra perfettamente squadrati e nella parte superiore, di notevole importanza per la datazione, vi sono sul lato Est due teste scolpite che trovano riscontro stilistico con quelle poste sul campanile del Duomo di Enna riferibili al XVII secolo. Da qui si accede allo spiazzo antistante il Santuario. Da questo spiazzo si può ammirare una suggestiva visione panoramica. In direzione Est-Nord Est si staglia imponente il Castello di Lombardia; girando lo sguardo gradualmente verso sinistra seguono il Campanile del Duomo, il Campanile della Chiesa di S. Chiara, il Campanile della Chiesa di San Giuseppe ed infine il Campanile “Torre di San Giovanni”. In direzione del Castello di Lombardia, abbassando lo sguardo, è visibile l’aggrottato di San Leone, oggi deturpato dai pilastri di una nuova arteria stradale, ed a destra la catena montuosa dei Nebrodi e poi il maestoso Etna, con il suo pennacchio di fumo. A valle è visibile il Torrente Torcicoda che costeggia una pineta di recente piantumazione, la zona di espansione di Enna Bassa ed il bosco di eucalipti della contrada Baronessa. A Sud-Est è visibile la via Pergusina che conduce al mitico Lago di Pergusa che si intravede in lontananza, guardando nella stessa direzione.
Poche sono le notizie storiche relative al Santuario. Sappiamo che era un antico complesso Bizantino restaurato nel 1320 ed era residenza estiva e luogo di cura dei frati Francescani. Padre Giovanni dei Cappuccini nel suo manoscritto “Storia di Castrogiovanni” così riferisce: “La prima fondazione del venerabile convento di San Francesco d’Assisi in questa inespugnabile città di Castrogiovanni fu circa l’anno del Signore 1226 vivente il Patriarca S. Francesco (che fondò l’ordine nel 1206) in un luogo al di fuori della città ad essa però contiguo, (stante non esservi in quei tempi il quartiere dei Fundrisani) situato sopra una pendice, sotto titolo dello Spirito Santo”. Altre fonti riferiscono che “i monaci francescani avevano la loro residenza in località Spirito Santo, nel terreno donato loro nel 1320 da Federico II d’Aragona ed avevano ivi fissato la loro residenza attorno alla chiesetta dello Spirito Santo. Avevano costruito un cenobio con celle all’aperto, considerato dai monaci come un luogo di cura e di riposo per i confratelli dell’ordine della prima istituzione del serafico San Francesco di Assisi, chiamato dei Minori Conventuali”. “Questi frati Conventuali – riferisce ancora Padre Giovanni – ai tempi del re Martino cioè l’anno 1394 abbandonato già da essi loro il luogo dello Spirito Santo si ritirarono in mezzo alla città per volontà di questo augusto sovrano, dove fu fabbricato ad essi loro un nuovo convento con la Chiesa di S. Andrea Apostolo nell’istesso palazzo del nobile Andrea Chiaramente e di Scaloro degli Uberti dove tutt’oggi esistono”.
Di fronte al Santuario dello Spirito Santo, vi è un’area a verde che è stata sistemata con panchine in pietra e piantine di carrubbo, in memoria delle vittime delle stragi mafiose di Capaci e via D’Amelio. In occasione di una cerimonia religiosa, organizzata il 30 Maggio 1993 dalla confraternita dello Spirito Santo in collaborazione con gli articolisti della cooperativa “La Quercia”, è stata posta una targa in legno a ricordo di G. Falcone, E. Morvillo, A. Montinaro, R. Di Cillo, V. Schifani.P. Borsellino, E. Loi, A. Catalano, C. Traina, W. Cosima, V. Li Muli. Dallo spiazzo antistante la Chiesa si procede attraverso un vialetto, antico accesso alla Chiesa stessa, delimitato da resti della cinta muraria riferibile alla fondazione del complesso monastico. Sul lato destro del vialetto troviamo i ruderi dell’antica casa del custode ed alla fine il cancello in ferro dal quale iniziava l’accesso al Santuario. Quindi si scende attraverso una scaletta di recente costruzione e svoltando e a destra arriviamo alla balza sottostante. Qui si può osservare tutta una serie di grotte scavate dall’uomo che oggi, chiuse da privati, vengono usate come magazzini o canili. Fra queste spicca quella posta sulla destra alla fine della scaletta, il cui ingresso è caratterizzato da un arco a volta, testimonianza significativa di una architettura rupestre più ricercata. In una nota del 1813 di V. Lo Menzo viene riportata la notizia che durante le celebrazioni religiose relative alla vita del Santuario gli aggrottati venivano adibiti a ricovero per i forestieri. Tutta la zona dello Spirito Santo/Janniscuro è interessata dalla presenza di vari tratti di cinta muraria che si differenziano per tecnica costruttiva e cronologia. La cinta muraria che si diparte dalla Chiesa dello Spirito Santo, dopo aver percorso in senso orizzontale in direzione Sud-Nord tutto il costone roccioso, a circa m. 1520 ne segue il suo degradale verso il basso.
Sembra che questa cinta sia stata eretta nel IV secolo a.C. dal tiranno siracusano Dionigi che si era impadronito della città e ne volle fortificare i punti più indifesi. La continuità di questa cinta muraria finisce quando si incontra con il percorso della scalinata che conduce alla Porta di Janniscuro all’altezza di una costruzione adibita a stalla. I conci quadrati formanti questa cinta sono resi con una tecnica meno accurata rispetto ai tratti più antichi. In alcuni tratti, dove si sono verificati dei crolli, si nota il riempimento della cinta formato da pietrame e calce. La presenza di calce alza inequivocabilmente la datazione di questo tratto di mura, che non sembrano comunque avere una funzione di terrazzamento, in quanto il suo corso corre sui cigli rocciosi dove non c’era terreno da imbrigliare. Questo sembra essere confermato dalla sua tecnica costruttiva troppo imponente per delle semplici mura di terrazzamento. E’ più logico quindi pensare ad una cinta muraria con funzione di confine-difesa collegato all’originario complesso monastico, sorto nel XIII sec. d.C. Seguendo l’andamento della balza e costeggiando parte della cinta muraria si arriverà alla scalinata che conduce alla Porta di Janniscuro. Percorrendo la scalinata si può notare a circa m.5 prima della porta di Janniscuro, sul lato sinistro del costone roccioso che fiancheggia la strada, un blocco da cava ancora in sito. Di fronte a questa piccola cava si trova la grotta detta di “Janniscuro”, che verosimilmente doveva avere un uso religioso, cosa che parrebbe confermata dalla presenza di alcune nicchie dove l’Orsi aveva trovato resti di intonacatura e pittura. La porta di Janniscuro, sottostante la zona dello Spirito Santo, è l’unica superstite delle porte cittadine e la sua conservazione è dovuta solo al caso. Essa è al culmine di una difficile strada di accesso alla città, una trazzera che per fortuna, è il caso di dirlo, non è possibile trasformare in rotabile; solo a questo la Porta deve la sua sopravvivenza, benché sia bisognevole di urgenti restauri.
Sulle pareti rocciose si può notare una vegetazione spontanea varia con prevalenza di ficus carica, artemisia, euphorbia dendroides, sambuco, parietaria, malva sylvestris, cappero etc. La porta di Janniscuro è chiamata così perché è vicina a “un luogo di fonti d’acqua” tra cui spiccava “una sorgente saluberrima detta Giannioscuro” come ricorda lo scrittore settecentesco Vito Amico. Oltrepassata la Porta, si continua fino ad arrivare ad un antico abbeveratoio. Da qui la scala continua per un certo tratto, alla fine del quale il percorso procede ad andamento pianeggiante fino a concludersi con la sottostante Via Pergusa. Il nostro itinerario però a causa del crollo di una parte del costone roccioso si ferma dopo il primo tratto, nel punto in cui si incontra una grande volta rocciosa dalla quale sgocciola dell’acqua che ha consentito l’insediarsi di una fitta vegetazione costituita prevalentemente da muschio e capelvenere, che conferisce al posto un’aspetto naturale molto suggestivo. Al di sopra del costone roccioso vi è la “Grotta della Spezieria”, particolare perché vi sono intagliate nelle pareti rocciose 65 nicchiette. Al di sotto di questo tratto si trova un secondo, più grande e più interessante abbeveratoio che non è possibile, allo stato attuale, raggiungere a causa di crolli.

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