lunedì , Aprile 15 2024

Le restrizioni del governo Draghi

Mario Draghi, neo Premier, ha iniziato a muovere i primi passi. E di certo il siluramento di Arcuri è un passo ben preciso in un’ottica di rivedere il piano vaccinale (e sicuramente in meglio). Con le nuove restrizioni si è scatenato il pandemonio. Un polverone sollevato da ormai non si sa come definirli se non “né grilli né Conte” che vorrebbero fare l’opposizione da grillini dimentichi che il Movimento 5 Stelle ha (stranamente, anche se sappiamo che tira di più una poltrona che un carro di buoi) fatto la mossa giusta di appoggiare il governo Draghi. E lì subito ad attaccare dicendo che Draghi stia facendo le stesse Conte di Conte e ora nessuno parla più di dittatura sanitaria. Ora non si capisce come mai si debba sottolineare questa cosa dato che, essendo stati i primi a difendere Conte dalle accuse di aver instaurato dittatura sanitaria, improvvisamente si arrabbiano perché nessuno accusa più di un regime dittatoriale il Governo? Chi gode delle minime facoltà mentali dovrebbe essere felice che nessuno più lamenti o invochi la “dittatura sanitaria” in quanto si è finalmente capito il bisogno di queste restrizioni. Ma loro no! Pur di attaccare (dato che sono stati messi in secondo piano dinnanzi alle capacità oggettive degli altri accanto) paradossalmente attaccano loro stessi! Sembra quasi il bambino che frigna per avere il giocattolo e che, una volta ricevuta frigna per non volerlo più. Semplicemente spettacolare. Ma veniamo a noi. È palese malafede fare un paragone tra Draghi e Conte e il loro modus operandi. Qualora, infatti, Draghi dovesse compiere le stesse identiche mosse di Conte (cosa che comunque non sta facendo) ha sicuramente una marcia in più perché lo sta facendo con un consenso condiviso. Lo sta facendo con un dialogo tra le forze dell’arco parlamentare e, per principio di rappresentatività, lo sta facendo con tutti i cittadini. Mario Draghi ha dato onore alla parola Politica intesa anche come “sintesi” tra diverse visioni. Non arroccato ad una sola frangia, non con smanie di protagonismo da fare dirette urbi et orbi, ma nel silenzio e nella competenza. Finalmente la politica è ritornata nella sua sfera migliore, quella sobria, quella del dialogo, del confronto, della tesi, dell’antitesi e della sintesi. Concetti troppo astrusi per chi vorrebbe una politica relegata agli annunci sui social network, alla carta stampata con inchiostro che sa di bustarella, con il tifo da stadio, con i galoppini, gli ultras, i ministeri della propaganda mascherati, i germi del totalitarismo insiti in certe espressioni populiste che cercano il consenso popolare quando tira il vento e cambiano le regole quando il vento non tira più. Mario Draghi, ne siam certi, ci libererà dal virus, ma ancor di più, da statista, ci libererà del male peggiore che ha investito la politica. La storia si ripete: c’è voluta una guerra per porre rimedio alla crisi della politica sfociata nel fascismo e c’è voluta una pandemia per porre rimedio alla crisi della politica sfociata nell’antipolitica. E, guarda caso, in ambedue le situazioni troviamo un governo in cui si racchiudono tutte le forze politiche.

Alain Calò

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