giovedì , Gennaio 20 2022

Leonforte. Nostalgie, teatro, risate guascone e fantasmi. In una parola, Buttafuoco

Leonforte fuori latitudine e longitudine in “Sono cose che passano”, lel libro dello scrittore siciliano, Pietrangelo Buttafuoco

Leonforte, da quando ne scrive Pietrangelo Buttafuoco, è un paese immaginario malgrado si ostinino ad avallarne la mera consistenza geografica testimoni attendibili quali i suoi abitanti, le Poste italiane che gli attribuiscono il cap 94013, le mappe dettagliate di Sicilia sotto le coordinate 37°39’N 14°24’E, e ovviamente Wikipedia. Nella Leonforte di Buttafuoco latitudine e longitudine sono misure relative al lettore al pari della sua disposizione nel tempo, anche quando le date risultano precisate, anche se certi personaggi furono o sono titolari di una vita registrata all’anagrafe o nella Storia. Come nel romanzo “Sono cose che passano” (352 pp., La nave di Teseo, 19 euro). Chi entra a Leonforte dalla porta del libro, stavolta si ritrova spettatore dell’amore cieco tra una principessa, Ottavia di Bauci dagli illustrissimi natali e di fulgida bellezza, e il baroncino immeritevole Rodolfo Polizzi, velleitario ma puro per virtù di vacuità. S’accalca attorno all’incongrua coppia una folla più di archetipi che di meri caratteri in cui spiccano anche il Diavolo e la Morte, come accade nelle fiabe o nel teatro dei pupi, ritenuti per usuale pregiudizio assai distanti dalla cronaca nera.

by Francesco Palmieri per ilfoglio.it

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