martedì , Aprile 23 2024

NICOSIA: LE VIE “ECCLESIASTICHE” DEL DIVORZIO SONO INFINITE… E COSTOSE!

LE VIE “ECCLESIASTICHE” DEL DIVORZIO SONO INFINITE… E COSTOSE!
Dato lo scalpore del precedente articolo, è giusto che ritorniamo su questa faccenda per parlare anche di Dio, non ovviamente quello che viene nominato sugli altari, ma quello che viene nominato fuori dagli altari (e a cui sotto sotto sembra si creda di più) che è il Dio denaro.
Ritornando a quell’ipotesi di riapertura di processo di nullità del matrimonio grazie alla magica Sacra Rotina che può annullare anche se la Sacra Rotona di Roma ha detto no cambiando le formulette di annullamento, vediamo come ci sono due tipi di processi, ovvero il processo brevior, cioè quello per direttissima, che costa 525 euro (multiplo di 3), e il processo ordinario che costa pure 525 euro. La parte convenuta, se si costituisce, si trova lo sconto del 50% ovvero 262,50 euro. A decidere se il processo è per direttissima o brevior è il Vescovo che quindi può avere un ruolo importante anche nel bloccare certe possibili devianze e non solo quello di facciata di benedire le sagre paesane.
Non solo, a questi vanno aggiunti gli onorari degli avvocati (uno può comunque anche non avvalersi di un avvocato) che sono avvocati “speciali”, iscritti in una lista “speciale” (usando un termine biblico: gli “unti dal Signore”). Gli avvocati hanno un onorario che va da un minimo di 1600 euro (più di una mensilità di un normale dipendente) ad un massimo di 3000 euro (due mensilità) per il processo brevior o di primo grado, minimo di 650 e un massimo di 1300 euro nel secondo grado di un processo ordinario.
Quindi se la sventurata che riceve la raccomandata è veramente credente e tiene al sacramento del matrimonio e volesse difendere tale sacramento dovrebbe sborsare una propria mensilità (se non lavora ha almeno il gratuito patrocinio) come minimo per fare una cosa che la Chiesa dovrebbe quantomeno garantire gratuitamente se si proclama veramente a difesa dei sacramenti (che poi se ci fate caso sarà stato un lapsus freudiano indicare 3000 come massimo dato che, tolti due zeri, abbiamo i famosi 30 denari). Se non dovesse rispondere entro i fatidici 15 giorni, verrebbe dichiarata contumace e il processo si farebbe lo stesso, andando molto probabilmente verso il brevior e così manco c’è bisogno di presentarsi e la lavata di spugna del matrimonio è offerta dal convenente.
Ora mettetevi nei panni di una eventuale lavoratrice monoreddito che crede in Dio e nei sacramenti che si vede recapitata la famosa raccomandata, dopo che la Rota di Roma si è già espressa sulla validità del matrimonio, che dovrebbe spendere dei soldi perché l’altra parte ha trovato un escamotage per riaprire il processo in un tribunale che sembrerebbe, fino a prova contraria (noi attendiamo risposta ufficiale), abbastanza largo nel concedere gli scioglimenti a suon di processi brevi (tanto basta che si dichiara incapace di intendere e di volere o altre formule e vai a vedere che cosa fanno). Questa ha due scelte: o la contumacia o paga, in ambedue i casi c’è un’alta probabilità che perde. Qual è la strada logica? Anche perché di escamotage a questo punto ce ne sono molti e quindi potremmo aprire infiniti processi e battere la malcapitata per sfinimento economico.
A questo punto, cara Chiesa: è palese che della povera gente te ne stai strafregando, che tu non parli di Gesù Cristo, che tutto ha un prezzo (con un minimo e un massimo). Lo abbiamo visto con l’esempio di Becciu, lo abbiamo visto con gli scandali dello Ior, con l’8xmille, con le tante ingerenze che ancora ti ostini a fare nella vita di tutti i giorni e ora anche con il matrimonio. È inutile che parliamo di coppie che devono avere un certo standard alquanto discutibile, è inutile che parliamo di dare l’esempio, è inutile che parliamo di una Chiesa povera.
Speriamo che almeno lassù non si debba pagare per entrare!
P.s. da notare che tutte queste informazioni si trovano benissimo su internet perché le varie sacre rotine diocesane lo hanno scritto nei loro siti. Se su google si cerca il tribunale ecclesiastico di Nicosia tutte queste informazioni non vengono restituite (molto eloquente anche questo aspetto, noi ancora attendiamo risposte sulle percentuali di matrimoni sciolti sul totale di istanze).
Alain Calò

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A Nicosia le vie “ecclesiastiche” del divorzio sono infinite

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