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15 marzo: Santa Luisa de Marillac

Invan si pesca – se l’amo non ha esca
Luisa, al secolo Louise, nasce il 12 agosto 1591 da una famiglia bene in vista nella società del suo tempo, ma nasce fuori del matrimonio – da Luigi de Marillac, Signore di Ferrières, imparentato con la migliore nobiltà di Francia e da madre ignota, probabilmente una domestica – e allora deve seguire tutti i condizionamenti di questa situazione : l’emarginazione, la sofferenza e l’affidamento a persone fuori della sua famiglia. Dopo il 1604, muore il padre e la quattordicenne Luisa fu tolta dal regio collegio e affidata ad una “signorina povera” (forse sua madre), che l’avviò al lavoro. In questo periodo Luisa conobbe la sua origine e ne soffrì, maturando il proposito di farsi religiosa. I parenti decisero altrimenti e Luisa, il 5 febbraio 1613, sposò lo scudiero e segretario di Maria de’ Medici, Antonio Le Gras; dal matrimonio, nel 1614, nasce il figlio Michele, fonte di tante preoccupazioni per Luisa. Nel 1623 c’è l’esperienza chiarificatrice della Pentecoste: una luce si irradia nella sua vita che la prepara ad affrontare le successive difficoltà e la orienta nelle scelte da compiere. Nel 1624 c’è l’incontro con S. Vincenzo de’ Paoli che dà inizio al lungo periodo di direzione spirituale che durerà tutto il resto della vita. Nel 1625 muore il marito dopo lunga malattia. Gli anni 1626-1628 sono un periodo di lenta e profonda maturazione spirituale che portano Luisa ad una scelta importante: dedicarsi totalmente al servizio dei poveri. Il 1629 è l’anno di una svolta importante: dopo lunga riflessione, supera ritrosie e paure e accoglie l’invito di S. Vincenzo di farsi “visitatrice e organizzatrice” dei gruppi della carità, già attivi da diversi anni in varie zone della Francia: “Vai, madamigella…”, le dice il Santo e Luisa si getta con tutte le sue forze nella nuova avventura dello spirito. Il 29 novembre 1633 con altre compagne dà inizio alla “Compagnia delle Figlie della Carità”, di cui è riconosciuta cofondatrice assieme a S. Vincenzo. Da questo momento si dipana tutta una serie di impegni che la coinvolgeranno totalmente: l’assistenza agli appestati, la cura dei “trovatelli” (bambini abbandonati per le strade o alle porte dei conventi), l’assistenza e la cura dei carcerati, il tentativo di scuole (anche con classi miste), la costante e proficua formazione delle Figlie della Carità. Luisa de Marillac ha 69 anni. La sua salute ormai è delicatissima e le sofferenze aumentano ogni giorno di più fino a stremarla: i suoi ultimi pensieri e le sue ultime parole saranno per le sue figlie e i poveri: “Non abbiate occhi e cuore che per i poveri…”; era, del resto, soprannominata “la serva dei poveri”. È il 15 marzo 1660. Nella stanza piccola e disadorna, tra un agitarsi di cornette bianche, nella commozione di quanti l’hanno conosciuta e amata, Luisa muore (pochi mesi prima del “padre dei poveri”) nella pace del Signore della Carità, che non ha mai cessato di amare e servire per andarlo a incontrare in Paradiso. Dopo diversi traslochi, la sua salma riposa oggi su uno degli altari a lei dedicato, nella Cappella della Casa Madre delle Figlie della Carità a Parigi in Rue du Bac, 140 (la stessa cappella della Madonna della Medaglia Miracolosa apparsa nel 1830 a S. Caterina Labouré). Luisa de Marillac fu beatificata il 9 maggio 1920 da Pp Benedetto XV (Giacomo della Chiesa, 1914-1922) e canonizzata l’11 marzo 1934 da Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939). Dopo trecento anni dalla sua morte, nel 1960, il Beato Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1958-1963) la proclamò “Patrona” di quanti sono impegnati nelle opere sociali e caritative. S. Luisa de Marillac continua a ben ispirare gli uomini e le donne del nostro tempo, tra le quali circa 21000 Figlie della Carità, (chiamate anche Suore di S. Vincenzo de’ Paoli) che servono in tutto il mondo, ed i loro numerosi collaboratori. Il granello di senape si è prodigiosamente sviluppato, il pizzico di lievito evangelico è meravigliosamente cre¬sciuto. Le Figlie della Carità sono ovunque c’è un uomo che soffre, una miseria da soccorrere, una lacrima da asciugare, una solitudine da colmare, un cuore da consolare. Ma soprat¬tutto, ovunque si realizza l’insegnamento di Luisa: “resti¬tuire ad ognuno, con la salute del corpo, quella dello spirito”.
Significato del nome Luisa (Lodovica): “combattente valorosa” (franco-tedesco).
 
 
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1851, Primo collegamento telegrafico sottomarino. L’invenzione del telegrafo (v.Morse) permette di realizzare nel 1851 il primo collegamento sottomarino della storia, che unisce la Gran Bretagna con la Francia. Il colegamento è reso possibile da Siemens (v.) che realizza i cavi telegrafici rivestiti di guttaperca per mantenere l’isolamento sott’acqua.

compleanni
1710 Gian Pergolesi
1785 J. Ludwig Grimm
1809 Louis Braille
1960 Michael Stipe
proverbio
Acqua molle in pietra dura tanto batte che la fora

accadde oggi
1937 a Chicago nasce la prima banca del sangue
1979 il Vaticano diffonde l’enciclica di Papa Giovanni Paolo II. Il documento “Redemptor hominis” ha quale tema centrale la libert0 dell’uomo
1986 il titolo mondiale dei pesi superleggeri viene conquistato dal pugile italiano Patrizio Oliva

frase celebre
“Quanto vi è di più contrario alla salvezza, non è il peccato, ma l’abitudine”
Charles Péguy

consiglio
Congelatori a 3 o 4 stelle?
I congelatori a 3 stelle servono solo per conservare gli alimenti già surgelati. Per il congelamento casalingo è indicato un freezer a 4 stelle.

cosa vuol dire
Mettere le carte in tavola
Dire chiaramente quello che si pensa, scoprire le proprie intenzioni, rivelare tutto con chiarezza
L’espressione è presa dal gioco delle carte: in una partita il giocatore deve nascondere le carte in modo che l’avversario non riesca ad intuire che cosa ha in mano; se si mettono le carte in tavola allora non c’è più nulla di nascosto e tutto diventa chiaro. Il mettere le carte in tavola avviene generalmente alla fine del gioco, quando si contano i punti e non c’è più nulla da contestare

consiglio per terrazzo orto e giardino
Concimi minerali
Di ricente introduzione sono i concimi minerali a lenta cessione, detti “concimi programmati” perchè cedono i nutrienti molto lentamente, in tempi prestabiliti, con scadenza a 3-5-12 mesi. Di facile somministrazione: si mescolano ai terricci per le inavasature o si interrano superficialmente. Sono i più adatti per quasi tutte le piante in vaso da appartamento.

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